Luigi Tonini

Dal 2015 Il Museo della Città è intestato a Luigi Tonini.

Luigi Tonini è stato una delle personalità più luminose della storia culturale riminese: il maggiore storico e il maggiore bibliotecario della Gambalunghiana a cui si dedicò per quarant’anni mettendo le fondamenta della ricerca storica a Rimini. Suo pregio quello di essere animato da un incessante orgoglio patrio nella consapevolezza di appartenere alla città e alle sue istituzioni.

Luigi Tonini nasce a Rimini il 4 febbraio 1807. A 16 anni, perde entrambi i genitori, Francesco e Lucrezia Pedrizzi. Studia prima a Rimini e poi a Bologna, dove si iscrive alla facoltà di legge, dopo aver frequentato fisica e filosofia morale. Il Tonini coniugò esemplarmente la figura di bibliotecario con quella di storico della città, entrambe considerate attività di pubblico interesse. Ricerca e ordinamento delle fonti si fondono con il mestiere di storico. Grazie al Tonini la Gambalunghiana si arricchì della raccolta di manoscritti, pergamene e reperti archeologici di Domenico Paulucci (1855), delle collezioni di Michelangelo Zanotti (1861) e dell’immensa raccolta del sacerdote Zeffirino Gambetti (1871),che contiene l'imponente corrispondenza del Planco.
Luigi Tonini, tra 1848 e 1862, pubblica i primi tre volumi della sua storia riminese, "una delle più erudite e critiche" del secolo, secondo un giudizio di Carducci. Sua è la Storia Civile e Sacra riminese (proseguita dal figlio Carlo), Rimini dopo il Mille e la celebre Guida di Rimini per il forestiere del 1864.

Tonini ebbe anche incarichi politici. Fu consigliere e magistrato municipale, corrispondente oggi al ruolo di assessore del Comune, è tra gli 89 soci fondatori della locale Cassa di Risparmio, dove fu anche vicepresidente (1860-64) e consigliere.

Nel 1887, proprio nella casa di Tonini, in piazzetta Ducale, fu inaugurata un'epigrafe come "segno d'onore" alla sua fama. Fama che ben presto si smarrì, se è vero che dei resti mortali di Tonini non c'è più nessuna traccia al civico Cimitero. Nel '94, gli fu intitolata una strada, già via S. Maria in Corte, più conosciuta come via del (vecchio) ospedale, posto nell'ex collegio dei Gesuiti, ora appunto sede del Museo della Città.

A lui si deve la sostanza originaria di un patrimonio costituito da raccolte importanti, manoscritti, collezioni di fondi seguì personalmente scavi archeologici fondamentali come quello dell’anfiteatro romano assieme al pittore Capizucchi e al Meluzzi; salvò il salvabile del patrimonio archeologico, delle testimonianze medievali, delle grandi raccolte delle famiglie che andavano scomparendo. L’attività dello storico e quella del bibliotecario coincisero in nome dell’interesse pubblico e civile. La sua formazione fu classica e giuridica, si forgiò su una erudizione settecentesca alla Muratori, mutuando l’approccio culturale di Giovanni Bianchi, lo scienziato medico le cui conoscenze spaziavano dalla scienza alla storia.